Chi sono

Sono un enologo appassionato e instancabile. Da piccolo mi sdraiavo tra i filari di Negroamaro, convinto di essere in paradiso.

Nicola Centonze Enologo e Viticoltore

Nella mia vita tutto ha sempre riguardato il vino. Sin da piccolo, quando andavo con mio padre in campagna, prima per giocare fra i filari, poi per aiutarlo a potare e a raccogliere l’uva. La mia è stata un’infanzia simile a quella dei tanti bambini di questa zona del Salento, nei piccoli paesi dove la maggior parte degli adulti sono contadini e tanti ragazzi preferiscono il vigneto alla PlayStation.

Finita la scuola agraria, il mio destino era scontato: l’enologia. Per i miei studi universitari ho scelto però una realtà diversa dalla mia e mi sono immerso nelle terre del Chianti. La triennale in Enologia e Viticoltura a Firenze è finita con uno stage nella prestigiosa azienda Barone Ricasoli, e mentre tanti amici rientravano a casa io invece ho deciso di andare oltre.

Sono approdato così in Piemonte, per frequentare la specialistica fra i colli delle Langhe approfondendo la conoscenza di vini pregiati come il Barolo e il Barbaresco. Ho lavorato anche su un progetto per incrementare la qualità del Barbera, elaborando la mia tesi di ricerca sulla spettrofotometria infrarossa che ha riscosso un significativo successo.

Ho finito i miei studi in tempi adeguatissimi e mi sono ritrovato così laureato all’inizio dell’inverno, periodo difficile per trovare lavoro nel settore del vino in Europa. Ma non mi sono preoccupato, anzi. Sono partito verso l’altro emisfero, dove le temperature estive preparavano l’arrivo della vendemmia.

I miei primi passi in Argentina

L’Argentina mi è stata sin da piccolo a cuore, ma non ho mai saputo spiegare il perché. Forse perché gli immigrati del dopoguerra parlavano di una terra abbondante e piena di opportunità. Oppure perché l’Argentina, pur essendo il quinto Paese al mondo in produzione di vino, non era mai la prima scelta dei miei compagni di università per fare esperienza nell’altro emisfero. Tutti loro volevano partire per la Nuova Zelanda o l’Australia, ma io sapevo cosa dovevo fare.

«L’Argentina è stata l’esperienza che più mi ha fatto crescere dal punto di vista professionale e personale».

Nicola Centonze Enologo e Viticoltore
In Argentina lavoravamo su turni di 12 a 19 ore, ogni giorno.

In Argentina ho imparato a lavorare sul serio. Tre mesi continuativi fra le altissime montagne della Rioja argentina, con turni di 12 a 19 ore, in una cantina di prestigio ma che non sempre contava su “l’attrezzino per ogni cosa” come altre realtà del “primo mondo”. Così è iniziata la mia vera formazione da enologo, sviluppando fortemente le mie abilità di problem-solving e interfacciandomi con gente diversa, che proponeva soluzioni differenti a problemi altrettanto originali.

Una volta finita la mia esperienza riojana, e con questo gigantesco bagaglio di conoscenza, energia ed entusiasmo, ho deciso di rientrare in Italia con l’idea di trovare un lavoro fisso.

Correva il 2010 e la crisi iniziava a colpire forte le aziende italiane; tuttavia, sono comunque riuscito a assicurarmi un posto da Enologo Apprendista in una storica cooperativa salentina.

Dopo un anno però la situazione economica del Paese è peggiorata, e di conseguenza quella di molte aziende del Sud. All’alternativa di venire in certo modo “declassato”, passando da enologo apprendista a operaio di cantina, ho scelto di dire no.

Insieme a mia moglie – un “souvenir” che mi sono portato con me dall’Argentina -, siamo tornati nelle sue terre, dove ho lavorato ancora come assistente enologo e supervisore nella stessa azienda riojana dove mi ero trovato tanto bene qualche anno prima.

Il Regno Unito e la Francia da backpackers

Il tempo è passato veloce nella cordigliera delle Andes e, finita la vendemmia, mi sono lasciato trascinare dalla mia intrepida moglie in una nuova avventura: il Regno Unito, zaino in spalla. Con l’idea di imparare l’inglese sul serio, ci siamo spostati prima in Scozia e poi in Inghilterra, dove abbiamo vissuto insieme a tradizionalissime famiglie britanniche facendo diversi lavori agricoli e di giardinaggio in cambio di vitto e alloggio.

Dopo qualche mese il mio inglese finalmente ha preso volo e sono stato contattato dalla prestigiosa cantina Nyetimber, la realtà inglese più rinomata per l’elaborazione di vini spumanti, dove ho lavorato durante la vendemmia insieme a un team multinazionale guidato da due noti enologi canadesi.

La sfida e i successi della Romania

Nicola Centonze Enologo e Viticoltore Romania
In Romania d’inverno faceva anche meno di -20°C.

Nel frattempo mi è stato offerto di lavorare durante la seguente vendemmia in Francia, in uno dei château del noto Paul Mas nella Linguadoca; finita l’esperienza inglese, quindi, ci siamo trasferiti in Francia, ma quella primavera a Bordeaux ho conosciuto un importante enologo di Saint-Émilion, che mi ha offerto un posto fisso come Enologo responsabile di una cantina in Romania.

Poco dopo siamo approdati in questa terra poco conosciuta nel mondo dell’enologia internazionale, che però negli anni ’70 vantava una delle più grandi estensioni di vigneti in Europa.

In Romania, ho avuto l’opportunità di dedicarmi al vino in tutte le sue fasi di produzione, dalla vendemmia all’imbottigliamento e lo stoccaggio, gestendo e supervisionando il personale e prendendo – per la prima volta – molte decisioni importanti. Questo ha dato luogo a più di una soddisfazione per me.

Il miglior vino rosé della Romania

Dire di sì alla proposta rumena, infatti, è stata una decisione più che azzeccata. Non solo sono cresciuto tantissimo dal punto di vista professionale, ma ho anche avuto successo con le mie iniziative personali.

Ho elaborato, ad esempio, un vino rosato che ha ottenuto il riconoscimento durante due anni consecutivi di “Miglior Rosé della Romania”.

Uno dei primi vini rossi dolci naturali della Romania

Durante la mia esperienza in questa cantina sono riuscito a creare, inoltre, uno dei primi vini rossi dolci naturali della Romania, conquistando un ottimo riscontro in diverse fiere e presentazioni dove è stato presentato. Ad oggi, è uno dei vini più venduti della compagnia e vanta ottime recensioni e opinioni.

Potete leggere su questo vino, che ho deciso di chiamare Eleganza proprio per il suo carattere, in questa pagina (magari aiutandovi con un traduttore). 

Il rientro in Italia

I buoni risultati però non hanno fatto altro che accrescere in me il desiderio di vedere realizzato il mio grande sogno: avere una cantina propria. Ecco perché, dopo un paio di anni, abbiamo deciso di rientrare, ancora una volta, in Italia.

L’idea era quella di rilevare l’azienda viticola di mio padre per, anziché consegnare l’uva alla cooperativa del paese come hanno fatto i miei antenati per oltre cinque generazioni, produrre il mio proprio vino. Insieme a mia moglie, abbiamo incominciato a pianificare il tutto, creato il brand, avviato la riconversione biologica dei terreni e stabilito i primi contatti della nostra potenziale rete di vendita.

Tuttavia, per mille motivi di tipo burocratico e fiscale non siamo riusciti a far decollare il progetto. Dopo qualche mese, abbiamo deciso di mettere in pausa la nostra ancora non nata cantina e aspettare un periodo più propizio.

Nel 2017 ho accettato un posto da Assistente Enologo in una cantina appartenente ad un noto gruppo del Veneto, dopodiché nel 2018 ho incominciato a lavorare come Consulente Enologico e assistente commerciale Erbslöh, lavorando per l’azienda Chimica del Salento Srl, dove mi trovo adesso.

Metto a disposizione delle cantine pugliesi la mia esperienza nella produzione di vini, con la certezza di poter dimostrare le mie capacità nell’ambito dell’enologia.

 

Nicola Centonze Enologo e Viticoltore
Condividi con altri amanti del vino